Dopo l’avvio a giugno, ieri sera abbiamo ufficialmente presentato Dealflower ai nostri lettori, personalità della finanza e del mondo dell’impresa, avvocati d’affari, venture capitalist e professionisti del business. Lo abbiamo voluto fare organizzando una serata, la Dealflower Première, che fosse memorabile e che sancisse l’inizio di una nuova vita dopo l’ultimo anno e mezzo di terribile pandemia che abbiamo vissuto.

Posso dire che ce l’abbiamo fatta e che vedere i volti di tanti amici felici di potersi ritrovare, scambiare quattro chiacchiere e brindare – in un luogo di tale bellezza come la Pinacoteca di Brera a Milano – è stato il più grande successo.

Ma la serata è stata anche l’occasione per ricordare il compito di un organo di informazione in questo momento storico, epocale per il Paese in cui a una serie di crisi provocate dal Covid19 abbiamo la possibilità di rispondere con la creazione di nuove fondamenta per costruire l’economia e la società post pandemia.

Parte di questa creazione arriva naturalmente dal Pnrr, il Piano nazionale ripresa e resilienza, o Recovery Plan, cioè quel progetto di riforme legato ai fondi europei stanziati per la ripresa post Covid19. L’Italia ha ricevuto 191,5 miliardi di euro da qui al 2026, per 151 investimenti e 63 riforme, per ciascuno dei quali sono già indicati rigidi tempi di realizzazione e il rispetto di 51 “milestones e targets”, che condizionano l’erogazione delle risorse.

Tuttavia la partenza non sembra essere delle migliori. Alla data del 22 settembre 2021, si legge nella La prima relazione di monitoraggio sul Pnrr, messa a punto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli, e dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, è stata esaminata nel pomeriggio dal consiglio dei ministri. ne risultano già definiti cinque, pari al 21% del totale relative agli investimenti. Per quel che riguarda le riforme, otto, pari al 30% del totale, sono già definite; per le altre 19 è già in corso il procedimento di approvazione. E su 51 obiettivi ne sono stati centrati solo 13.

La responsabilità è enorme e come ha ricordato durante la Dealflower Première Laura Segni, general counsel di Imi Corporate & Investment Banking, l’Italia è uno dei pochi paesi che è stato finanziato a debito. Soprattutto a debito, considerando che della somma complessiva 122,6 miliardi sono prestiti.

Cosa fare dunque? Filippo Troisi, managing partner di Legance, ha sottolineato come sia importante un lavoro corale di studio approfondito e dettagliato del Pnrr, anche da parte dei vari player del mercato, investitori, advisor, banche e imprese, per capire bene quali siano i punti dai quali partire e dove far confluire la tanta e forse inedita liquidità presente nel sistema.

Appare evidente come in tutto questo il compito di un giornale, che sia cartaceo oppure più in linea con l’evoluzione tecnologica come è Dealflower, è innanzitutto quello di creare un luogo in cui rendere possibili il dibattito e il confronto – critico e costruttivo – di opinioni sul Pnrr e più in generale su cosa serve all’economia del paese. Per fare questo un giornale deve essere un ambiente in cui approfondire, analizzare e contestare ciò che accade, fornendo le informazioni necessarie per districare la complessità. Ma anche e soprattutto un luogo in cui informazione e lettori possano interagire in modo che questi ultimi non siano solo fruitori passivi di ciò di cui vengono a conoscenza.

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