Non si raggiungono i minimi salariali previsti dal contratto nazionale, le buste paga sono decurtate arbitrariamente, le giornate di malattia non sono pagate, non si vuole concedere giornate di congedo obbligatorio durante la stagione estiva e non sono forniti acqua e pasti per l’equipaggio. Per tutti questi motivi lo scorso 8 giugno il personale di Ryanair, easyjet e Volotea ha incrociato le braccia per quattro ore portando la cancellazione di 360 voli e, di conseguenza, molto disagio a chi doveva viaggiare per necessità, lavoro o turismo.

Lo sciopero della scorsa settimana, però, è stato solo il primo di una lunga serie di azioni di protesta che interesseranno tutto il periodo estivo, ha avvertito la Federazione italiana lavoratori trasporti della Cgil. Già venerdì 17 giugno è previsto un altro sciopero generale dei mezzi pubblici, proclamata da Al Cobas e Cub: si fermeranno autobus, treni, traghetti e stop insieme al trasporto aereo.

È l’inizio quindi di una stagione abbastanza difficile per il settore del trasporto aereo, già da tempo in crisi, che cominciava solo ora a vedere, senza più l’obbligo del test Covid e delle mascherine, i livelli toccati prima della pandemia, soprattutto le compagnie low-cost.

Il mercato del trasporto aereo

Per la società di consulenza Bain & Company, il settore non tornerà ai livelli pre-Covid prima del 2025. Il primo a tagliare il traguardo sarà il nord America, seguito da Europa e Asia, con tassi di crescita superiori per i voli domestici rispetto al lungo raggio. Il fatturato globale per l’anno in corso, secondo la società di consulenza, si abbasserà tra 475 e 501 miliardi di dollari, rispetto ai 666 miliardi di dollari nel 2019 prima della pandemia. Il traffico (secondo i dati di marzo) è cresciuto del 71% rispetto al 2021, ma se confrontato con lo stesso mese del 2019, il dato è ancora al di sotto del 45%. Nei prossimi mesi poi a pesare sui prezzi dei biglietti aerei – stimato tra il 10 e il 20% – ci saranno l’inflazione e l’aumento del costo del carburante.

Ma qual è la situazione delle compagnie aeree più importanti? Ne abbiamo selezionate cinque (nel grafico sotto), stilando per ognuna i dati finanziari e la capacità operativa. Tra quelle prese in considerazione, è la tedesca Lufthansa quella ad aver chiuso il 2021 (dicembre) con maggiori ricavi, cioè 16,81 miliardi di euro. Segue Air FranceKlm con 14,32 miliardi di euro: pochi giorni fa, poi, il 9 giugno scorso, la compagnia francese-olandese ha completato l’aumento di capitale, che si è chiuso con l’emissione di circa 2.240 milioni di azioni, pari a 2,6 miliardi di euro.

Ryanair, invece, che ha chiuso l’anno finanziario a marzo 2022, si ferma solo 4,80 miliardi di euro, mentre la compagnia britannica easyjet (sempre a dicembre) ha raccolto 1,70 miliardi.

Lufthansa, però, è anche la compagnia tra quelle selezionate con una perdita maggiore registrata a fine 2021: ben 9,02 miliardi di euro contro i 8,22 miliardi di Air France-Klm. Nonostante i risultati economici e una flotta da 268 aerei, è Ryanair la compagnia ad aver fatto volare più passeggeri (97 milioni) nel 2021. La compagnia tedesca, invece, vanta la flotta più grande, composta da 713 aerei, ma ha trasportato circa la metà dei passeggeri della compagnia irlandese, 45 milioni.

Sempre Ryanair è la compagnia ad aver toccato più destinazioni, seguita a pari merito da Lufthansa e Air France-Klm. Nonostante una flotta da 308 aerei, easyjet ha trasportato solo 20,40 milioni di passeggeri in 153 destinazioni.

Il caso italiano, anche se per poco

Un caso particolare è la compagnia italiana Ita Airways, la società nata dalla ceneri di Alitalia e posseduta al 100% dal ministero dell’Economia, che ha preso il volo a metà di ottobre 2021. A soli tre mesi dalla nascita, però, la compagnia non sta navigando cieli così sereni e le perdite sono ingenti. Con gli ultimi tre miliardi stanziati lo scorso maggio nel decreto Rilancio per la costituzione della newco Ita, in 47 anni lo Stato italiano, dopotutto, ha speso per Alitalia circa 13 miliardi, prima dal 1974 al 2014 e poi dal 2014 ad oggi. A dicembre Ita Airways, poi, ha chiuso il bilancio del 2021 con 90 milioni di euro di ricavi, una perdita di 147,90 milioni di euro su un patrimonio netto positivo di 568,10 milioni.

Una condizione non troppo promettente per il processo di privatizzazione in corso. La prossima settimana, tra il 20 e il 26 giugno, il governo italiano dovrebbe decidere qual è la cordata migliore per rilevare la maggioranza di Ita Airways. Lo riporta il Corriere della sera che sottolinea che la scelta spetterà direttamente al premier Mario Draghi.

La scelta potrà ricadere o su Msc e Lufthansa che valutano la compagnia italiana un miliardo di euro o sul fondo statunitense Certares, che propone la partnership commerciale con Air France e Delta Air Lines e che ritiene che la compagnia italiana valga tra 650 e 850 milioni. La prima cordata ha proposto di rilevare l’80% di Ita (cioè, 60% per Msc, il 20% per Lufthansa e la parte restante allo Stato, ad oggi azionario unico della compagnia), mentre Certares non ha avanzato quote.

Rilevanti nello scontro saranno i due aumenti di capitale per Ita: l’Antitrust Ue ha autorizzato lo Stato a erogare 400 milioni di euro nel 2022 e 250 milioni nel 2023 (per un totale dell’operazione di 1,35 miliardi di euro in tre anni). Ciò, avanza il Corriere, potrebbe influenzare la trattativa e sgravare lo Stato dal versare questi 650 milioni.

Gli advisor

Ad occuparsi dell’operazione sono Equita per la parte finanziaria e Gianni & Origoni per quella legale.

Il Mef sta utilizzando Boston Consulting Group sul lato industriale.

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