“Abbiamo chiuso il 2022 con il record storico di fatturato, passando da 55 a 64 milioni, e includendo le filiali estere di Francia e Germania arriveremo a 66 milioni di euro. Il driver più significativo di questi risultati? L’aumento dei prezzi e, paradossalmente, la guerra Russo-Ucraina”. A parlare è Sergio Ronco (foto), vicepresidente e amministratore delegato di Cast, impresa specializzata nella produzione e nella commercializzazione di raccordi in acciaio inossidabile e in acciaio al carbonio per alte pressioni, una componentistica che trova applicazione in diversi settori. “In pratica – spiega Ronco – dove ci sono due tubi da collegare per convogliare un fluido ad alta pressione, ma non si vuole ricorrere a saldature, lì si utilizzano raccordi”.

Cast – Componenti Automazioni Standardizzate Torino nasce nel 1978 per un’intuizione di Francesco Ronco, padre di Sergio allora quarantenne ed ex operaio, a cui si unirà poco dopo la famiglia Minerdo, tutt’ora nella compagine sociale. Oggi la sede legale dell’azienda è a Volpiano, in provincia di Torino, dove si trovano anche gli uffici amministrativi e il centro di distribuzione. Gli impianti produttivi sono a Casalgrasso, in provincia di Cuneo. L’azienda ha filiali in Francia e Germania ed esporta in tutto il mondo grazie a una fitta rete di partner commerciali nei cinque continenti.

Solo per fare qualche esempio, raccordi della Cast si trovano nel Mose di Venezia, nel Teatro Regio di Torino, nelle centrali nucleari italiane per gli impianti di acque reflue. E ancora: Cast negli anni è diventata partner di imprese quali Ansaldo Componenti, Fiat, Fincantieri, Snam, Italgas, Iveco. Dal 2008 fornisce componenti anche alle forze armate della Nato. Il raccordo in acciaio al carbonio, invece, è impiegato ormai da decenni in ogni tipo di industria. Nonostante la pandemia e le turbolenze internazionali dal 2020 a oggi l’azienda è passata da 260 a 280 dipendenti.

Come spiega la crescita di dimensioni e fatturato di Cast in un momento così complesso a livello globale?
Il costo dell’acciaio è cresciuto del 120 per cento in 18-24 mesi. Tutti gli operatori del settore hanno dovuto attuare una politica rialzista dei prezzi e di conseguenza è aumentato anche il fatturato. Ma questo non è stato l’unico fattore. Abbiamo acquisito clienti nuovi: grandi gruppi multinazionali che ponevano limiti di dimensioni per i loro fornitori, per esempio i volumi di fatturato, hanno iniziato a prenderci in considerazione e questo ci ha permesso di entrare nella fascia di mercato più difficile. Abbiamo continuato a garantire la reperibilità dei materiali. E ancora, siamo cresciuti in maniera esponenziale in Russia e nei mercati extra UE. Quando Putin ha invaso l’Ucraina, le imprese hanno avuto due reazioni diverse. Le americane e quelle del Regno Unito hanno sostanzialmente chiuso tutti i rapporti con la Russia. Altre, come la nostra, hanno ritenuto opportuno distinguere tra popolazioni, imprenditori e Putin. E siamo arrivati dove avevamo avuto più difficoltà.

Avete in programma acquisizioni?
Le filiali nascono come tentativi di acquisizioni, la Francia di fatto lo è. Adesso stiamo ragionando su Spagna e Regno Unito. In quest’ultimo Paese la Brexit ha complicato tutti i passaggi, a partire dall’attivazione di dazi e dogane, che hanno frenato anche il nostro sviluppo negli Stati Uniti. Credo che in un certo senso il mondo stia tornando indietro, nell’epoca pre-globalizzazione. Dall’altra parte, mai come oggi è vitale non fermarsi, continuare a innovare e investire.

Quali sono i vostri progetti a breve termine?
Abbiamo un nuovo brevetto, che presenteremo da quest’anno e stiamo per presentare un piano di investimenti per il triennio 2023-2025 di oltre 20milioni di euro, con acquisizione di capannoni, macchinari, magazzini automatici di ultima generazione.

Lascia un commento

Articolo correlato