Con il piano industriale 2022-2026 gli aumenti di capitale di Mps diventano sette. Sembra quasi fatto apposta: sette aumenti di capitale per sette peccati capitali. Uno per ciascuno. Il titolo in borsa è a livelli di accidia ormai immutabile, mica per niente si trova ai minimi storici, in area 0,66 euro ad azione. Il nulla di fatto, almeno per il momento, per quanto riguarda il risiko bancario rimane un potenziale fattore d’invidia verso gli altri istituti che invece hanno dato il via libera ad accordi e fusioni.


Grf Mps by Borsa Italiana

Tornando indietro nel tempo, la gola si avvicina all’operazione Antonveneta, troppo pesante per le casse del Montepaschi, ed è facile immaginare l’ira di alcuni dei 4mila dipendenti in attesa di taglio, come comunicato dalle nuove strategie di Mps, per quanto volontarie attraverso il ricorso al fondo di solidarietà. Chissà se è superbia pensare che il settimo aumento di capitale possa essere l’ultimo.

Sta di fatto che pantalone dovrà rimettere mano al portafoglio per coprire le nuove perdite. Si tratta del terzo piano presentato nel giro di un anno. L’ottavo dal 2011. L’aumento di capitale previsto (e chiesto dalla Bce) è di 2,5 miliardi entro la fine dell’anno. Le uscite dovrebbero comportare risparmi annui nell’ordine dei 270 milioni di euro a partire dal 2023 e 800 milioni di euro di costi di ristrutturazione.

L’impegno del Mef

Il Mef, che controlla il 64,23% del capitale dopo il salvataggio pubblico, ha confermato il suo impegno, sottoscrivendo pro-quota la sua parte d’aumento. Stando alla nota ufficiale, l’azionista pubblico è anche disponibile a supportare le iniziative sul capitale che la banca assumerà per il rafforzamento patrimoniale nel quadro del piano strategico 2022-2026, per la quota di propria competenza a condizioni di mercato, e nel quadro delle prescrizioni che dovessero essere stabilite dalle autorità di vigilanza e di controllo”. Come scrive La Repubblica, in soldoni, significano altri 1,6 miliardi di euro del contribuente. Non solo. Il quotidiano rivela anche un’indiscrezione. Perché sarebbe in arrivo anche il via libera di Bruxelles per la proroga di due anni alla privatizzazione Mps, chiesta dal governo Draghi dopo il naufragio della trattativa con Unicredit.

Le indiscrezioni sulla privatizzazione

“L’assemblea Mps per votare l’aumento potrà tenersi solo a seguito del positivo completamento dell’iter autorizzativo in corso presso la Bce per gli aspetti di competenza inerenti all’operazione e presso l’Antitrust europeo, con riferimento alla revisione degli impegni tra Italia e Commissione europea relativi alla banca, attesa prossimamente”. La scadenza iniziale per rivendere la banca senese era la primavera 2022, ma il negoziato in corso prevede una proroga di altri due anni. “Siamo abbastanza sicuri che l’Ue approverà la proroga -ha commentato il ceo Luigi Lovaglio-. Convocheremo l’assemblea in agosto e il varo del piano per l’aumento di capitale sarà nel quarto trimestre”. Sul tavolo c’è anche già un pre-accordo per costituire un consorzio di garanzia, con Bank of AmericaCitiCredit Suisse e Mediobanca nominate joint global coordinators dell’operazione (da cui proverranno anche i 900 milioni che avanzano per l’aumento di capitale).

Il piano di rilancio di Mps

Un miliardo di utili entro la fine del 2024 (Dta comprese), quota triplicata rispetto ai livelli attuali. L’obiettivo primario del piano è questo. Generando un utile ante imposte di 705 milioni di euro nel 2024 e di 909 milioni nel 2026, con una discesa del rapporto tra costi e ricavi (grazie anche agli interventi sul personale) dal 71% del 2021 al 60% nel 2024 e al 57% nel 2026. Sul dividendo, la previsione è che la banca torni a remunerare gli azionisti nel 2025, sulla base di una percentuale dell’utile del 30%. “Abbiamo intenzione di creare una banca commerciale semplice e chiara” ha detto Lovaglio, citando i 175 miliardi di euro di asset gestiti, 79 miliardi di crediti netti alla clientela e 550 consulenti finanziari tramite la piattaforma digitale Widiba, che verrà potenziata da 500 milioni di euro di investimenti. Focus, infine, sulle partnership in ambito assicurativo con Axa e sul risparmio gestito con Anima Holding.

Ricavi, utile netto e solidità patrimoniale

Le previsioni dell’utile netto sono una crescita del 48% tra il 2021 e il 2024 e del 21,9% tra il 2021 e il 2026. L’obiettivo è di passare dai 310 milioni dell’anno scorso agli 833 milioni del 2026. La crescita annua dovrebbe comporsi dei ricavi dell’1,3% nel periodo 2021-2024 e del 2% fra il 2021 e il 2026, passando dai 2,986 miliardi del 2021 ai 3,286 miliardi del 2026. Il costo del credito passerebbe dai 31 punti base del 2021 a meno di 50 nel 2026. L’Npe ratio lordo, al 4,9% nel 2021, dovrebbe calare al 3,9% nel 2024. L’Npe ratio netto, invece, dovrebbe essere dell’1,9% al 2024 e dell’1,4% al 2026, da realizzarsi anche attraverso cessioni di crediti deteriorati. Quanto alla solidità patrimoniale, il Cet1 1 ratio dovrebbe attestarsi al 14,2% nel 2024 e al 15,4% nel 2026.

Tagli al personale e alle filiali Mps

Nel piano, come già annunciato, sono previste uscite volontarie attraverso il fondo di solidarietà che interesserà circa 4mila persone. L’obiettivo è un risparmio dei costi per 270 milioni su base annua a partire dal 2023, a fronte di costi di ristrutturazione di 800 milioni di euro. Cruciale anche il nodo delle filiali: saranno ridotte di 150 unità (100 entro il 2024): ne rimarranno 1.218.

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