Tra i limiti normativi presenti nel decreto legislativo 50/2016 (Codice dei contratti pubblici) rispetto all’auspicato più diffuso utilizzo dell’istituto del Partnernariato pubblico privato (Ppp), l’indicazione del limite massimo del 49% di contribuzione pubblica di cui agli articolo 165 (comma 2 e 180, co. 6) è stata di difficile interpretazione per gli operatori di mercato soprattutto a seguito dell’avvento del programma Next Generation Eu.

I citati articoli, nell’ambito delle operazioni in Ppp, limitano la pubblica amministrazione a erogare un contributo pubblico non superiore al 49% dell’investimento complessivo. Questo è uno dei presidi per classificare il singolo investimento in Ppp come off o on balance rispetto al bilancio dello Stato.

Mentre, infatti, il manuale Eurostat prevede espressamente un’esclusione dal calcolo del 49% per “ogni forma di finanziamento derivante da entità internazionali in attuazione di accordi intergovernativi come ad esempio i fondi dell’Unione Europea” il nostro codice è tranchant e non applica alcuna distinzione rispetto alla natura e alla fonte del tipo di contributo pubblico destinato al singolo progetto. Altrimenti detto: se i fondi sono di natura europea e i singoli Stati membri non ne hanno un impatto sui propri bilanci, perché questi fondi devono essere contabilizzati all’interno del limite del 49%? Se le risorse del Pnrr non sono a carico delle pubbliche amministrazioni nazionali, perché esse devono essere contabilizzate nel limite del 49%?

Questo dilemma interpretativo pare essere stato finalmente risolto dalla recentissima delibera Anac (432 del 20 settembre u.s.). L’Anac, infatti, in tale delibera ha chiarito che nel calcolo del 49% di contributo pubblico (di cui agli artt. 165, comma 2 e 180, comma 6 del codice) vanno inclusi esclusivamente le risorse delle Pa nazionali che incidono quindi sulla finanza pubblica nazionale.

Pertanto, tra le risorse di fonte europea occorre distinguere tra “grants” (contributi europei a fondo perduto) i quali non vanno contabilizzati nel calcolo del 49% e “loans” (contributi europei soggetti ad obbligo di restituzione da parte dello Stato Italiano) che vanno invece inclusi in tale calcolo. Là dove il contributo sia di fonte euro-unitaria a fondo perduto, quindi, anche progetti finanziati al 100% con risorse Pnrr potranno essere realizzati in Ppp.

Questo ha un impatto ancora più importante in relazione a quelle opere cosiddette “fredde” che vengono realizzate e gestite dal privato nei confronti direttamente della Pa e che traggono la loro remunerazione dai pagamenti effettuati da quest’ultima piuttosto che dalla sfruttamento dell’opera da parte del mercato.

Se l’Anac ha finalmente chiarito la portata interpretativa del limite massimo del 49% di contribuzione pubblica, buona cosa sarebbe che il legislatore non perdesse l’occasione di inserire il medesimo chiarimento all’interno del nuovo codice dei contratti pubblici.

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