Vince la prudenza, ma anche l’ottimismo. Secondo le previsioni per l’Italia di Standard&Poors, una delle principali società di rating al mondo, nel 2022 ci si attende una crescita del 4,7% dopo il 6,4% del 2021, e dell’1,8% nel 2023. Si stima che il Pil italiano che raggiungerà i livelli pre-Covid nel secondo semestre del 2022, soglia già raggiunta nell’Eurozona nel quarto semestre del 2021. Insomma, il Pease sta crescendo più di quanto immaginato con prospettive positive come non si vedevano da tempo.

Il Covid-19 – ha spiegato Sylvain Broyer, capo economista per l’Europa di S&P Global Ratings – non giocherà nel 2022 un ruolo fondamentale per l’andamento dell’economia come negli anni passati, ed è improbabile che riesca a mandare fuori rotta la ripresa. La sfida, ha detto, è mobilizzare investimenti privati e usare le risorse del Next Generation Eu per colmare il gap di produttività rispetto alla media europea. Insomma, l’Italia ha imboccato la giusta strada ma non deve perdere l’equilibrio.

Questione di fiducia 

La situazione si presenta di molto migliore rispetto alla fase successiva alla crisi dei mutui subprime. Certo, le incognite lungo il cammino sono molte e ogni passo ha il suo peso: dal Quirinale al Recovery Fund fino alle strozzature del commercio internazionale con impatto su inflazione e forniture. Tuttavia, secondo Broyer, non ci sarà nessun grande aumento dello spread in vista della scelta del nuovo Presidente, “con il differenziale che resterà più o meno sui livelli attuali”, spiega. Piuttosto, fra le priorità c’è proprio quella di rispettare le scadenze del Pnnr, equilibrare gli investimenti pubblici e privati e chiudere il gap della produttività.

L’antidoto, secondo S&P, è la fiducia che non deve calare nonostante l’arrivo di Omicron. Lato aziende, infatti, la sfida principale delle aziende italiane nel 2022 è quella di consolidare e rendere strutturale la ripresa di business del 2021. Considerando che gran parte degli investimenti vengono finanziati con cashflow, fa notare Renato Panichi, Senior Director Corporate Ratings, la riduzione dei margini non corrisponderà necessariamente una riduzione degli investimenti. Anzi, ad essere determinate continuerà ad essere la fiducia delle imprese.

Trend positivo 

Per le banche italiane “nel 2022 le aspettative sono di una certa stabilità in termini di accantonamenti, mentre per gli stock di Npl, dopo i minimi degli ultimi due anni, ci aspettiamo una crescita dei flussi ma su livelli gestibili” con una risalita intorno a quota 100 miliardi, ha detto Mirko Sanna, responsabile Financial Institutions di S&P Global Ratings. In Italia, al netto di operazioni straordinarie, quindi lo stock non performing crescerà. L’agenzia stima tuttavia un outlook positivo per UniCredit, Intesa, Mediobanca, Finecobank, Fideuram, FCA Bank.

In generale, S&P registra un trend positivo per il rischio economico dei nostri istituti che dovrebbero portare a una significativa remunerazione “con la distribuzione di dividendi significativi o attraverso i buyback”. Le banche italiane potrebbero registrare perdite “sostanzialmente in linea” con il recente passato e, in caso di crisi, restano comunque “ancora esposte al possibile deterioramento della qualità del credito”. Anche in questo caso, secondo Sanna, è essenziale mantenere la fiducia dei mercati.

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