Il rendimento del Btp decennale ormai prossimo al traguardo del 5% (grafico sotto) fa da apripista alle revisioni del debito sovrano italiano da parte delle agenzie di rating. Per gli analisti interpellati da Reuters è improbabile che il nostro Paese esca indenne. Tuttavia, la sensazione è che il peggioramento dell’outlook non comporterà un vero declassamento.

In caso di sorprese negative, il primo indicatore a muoversi al rialzo sarà lo spread, già in aumento da mesi, una tendenza che si è esacerbata a settembre quando il governo Meloni ha innalzato gli obiettivi di deficit di bilancio per il 2023-2025.

Ciò che accade all’Italia può avere ripercussioni su tutto il blocco Ue. Un declassamento, va ribadito, ipotesi al momento considerata poco probabile, potrebbe avere un impatto sui tassi di finanziamento anche per le altre economie più indebitate della zona euro. Se così fosse, la capacità della Bce di trasmettere efficacemente la propria politica monetaria potrebbe anche essere rimessa in discussione.

Si comincia venerdì con S&P Global

La tornata di revisioni autunnali inizierà con S&P Global, venerdì, seguita a intervalli settimanali da Dbres, Fitch e Moody’s. Tutte e tre le agenzie attualmente assegnano un outlook stabile all’Italia. Secondo Alessandro Tentori, Cio per l’Italia di Axa Investment Managers “è probabile una revisione al ribasso dell’outlook (a negativo) da parte di S&P Global, Fitch o Dbres”.

Le prospettive di crescita e il quadro di finanza pubblica della terza economia della zona euro si sono notevolmente offuscati rispetto a quando, la scorsa primavera, tutte e quattro le agenzie avevano confermato il rating e l’outlook di Roma. Il Prodotto interno lordo si è contratto dello 0,4% nel secondo trimestre a livello congiunturale e il mese scorso l`esecutivo ha tagliato le previsioni di crescita per quest’anno e il prossimo, a fronte di una riduzione del debito praticamente nulla fino al 2025.

Fin dove può portarsi lo spread?

Secondo gli analisti, un declassamento potrebbe far aumentare lo spreda tra Italia e Germania sul tratto decennale fino a 250 punti base, dai 200-210 attuali. Un peggioramento dell’outlook produrrebbe probabilmente un allargamento più moderato fino a 220 punti.

La scorsa settimana Fitch ha osservato che il quadro di bilancio 2024 segna un “significativo allentamento” dei piani fiscali italiani, mentre Moody’s ha criticato altre recenti proposte economiche del governo. La minaccia maggiore è rappresentata proprio da Moody’s, che valuta Roma appena un gradino sopra il livello “junk” (spazzatura) e con un outlook negativo. La sua decisione sarà comunicata il 17 novembre.

Per Althea Spinozzi, senior fixed income strategist di Saxo Bank, il probabile balzo dei rendimenti dei titoli italiani, se Moody’s dovesse premere il grilletto “potrebbe costringere la Banca centrale europea a intervenire”. Tuttavia, le possibili conseguenze di un downgrade sarebbero probabilmente sufficienti a convincere l’agenzia a soprassedere, opinione condivisa da alcuni altri analisti. “Un declassamento avrebbe ramificazioni piuttosto significative per il debito periferico in generale” osserva Jim Leaviss del gestore di fondi M&G Investments. “Data la portata di ciò che un declassamento potrebbe comportare, penso che l’ostacolo per Moody’s sia molto alto”.

Rating e spread negli altri Paesi periferici

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, parlando con i giornalisti la scorsa settimana in Marocco, ha fatto sapere di non temere un declassamento ma di essere anche consapevole del rischio: “Chi può escluderlo? Posso escludere di inciampare se inizio a camminare?”, ha detto. Il contrasto tra l’Italia e gli altri Paesi periferici dell’area dell’euro è sorprendente e si riflette nel fatto che, a differenza dei precedenti periodi di stress del mercato (2008 e 2011), gli spread delle obbligazioni italiane rispetto a quelle tedesche sono ora i più ampi.

Il mese scorso la Grecia ha riottenuto lo status di investment-grade da parte di Dbrs, il Portogallo ha ricevuto un upgrade del rating da parte di Fitch e un miglioramento dell’outlook da S&P Global e Moody’s. Il Fondo Monetario Internazionale, stando alle ultime stime sull`Italia, prevede una crescita di appena lo 0,7% per il prossimo anno (grafico sopra) la più bassa dell’Eurozona e ben al di sotto di Spagna, Portogallo e Grecia. Rendimenti ancora più alti si tradurrebbero per Roma in una gestione più costosa del suo enorme debito pubblico, pari a circa il 140% del prodotto nazionale.

L’anno prossimo il Tesoro dovrà vendere circa 548 miliardi di euro di obbligazioni, 46 miliardi in più rispetto al 2023, secondo i calcoli di Intesa Sanpaolo. Tuttavia, Giovanni Radicella, responsabile del reddito fisso presso il gestore Arca Fondi, ritiene che una crisi in piena regola sul debito italiano rimanga improbabile: “Una delle ragioni per comprare un Paese è il premio di rischio. Quando raggiunge un fair value, attira nuovamente acquirenti contenendo il sell off”.

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