Chi ha più bisogno di Taiwan: la Cina, gli Stati Uniti o l’Europa? E fra loro tre, di chi ha più bisogno Taiwan? Alla prima domanda rispondere è difficile. Perché tutto il mondo ha una smodata necessità di mantenere rapporti economici con l’isola. Alla seconda domanda invece, rispondere forse è un po’ meno complicato. E la risposta è: Taiwan ha più bisogno del vecchio continente di quanto ne abbia di Pechino o degli Usa.

Tsmc e il mercato dei microchip

Il motivo è da cercare nella produzione dei microchip. Perché la più importante azienda del mondo del settore dei semiconduttori è proprio di Taiwan: la sigla è Tsmc, che sta per Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. Stando a questo report di Boston Consulting Group del 2021, l’isola ospita più del 92% della capacità produttiva dei microchip più avanzati al mondo (il restante 8% arriva dalla Corea del Sud).

L’azienda in questione è uno dei principali fornitori, tra gli altri, di giganti quali Apple e Qualcomm. La crescita è esponenziale. Nel secondo trimestre il fatturato è stato di 18 miliardi di dollari, con un aumento di oltre il 40% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Ricavi provenienti ovviamente dalla domanda, ma anche dalla prolungata carenza di prodotti che hanno contribuito ad aumentarne il prezzo.

Ecco quanto Cina, Usa e Ue dipendono da Taiwan

Per spiegare ancora meglio l’importanza e il peso che Tsmc ha sul mercato, queste le parole di Mehdi Hosseini, analista senior di hardware tecnologico presso Susquehanna Financial Group, in un’intervista rilasciata di recente a Cnbc Europe: “Se, Dio non voglia, le fabbriche di Tsmc a Taiwan non potessero più funzionare, credo che l’economia globale rallenterebbe più di quanto abbia fatto con il Covid“.

L’azienda detiene più della metà del mercato dei semiconduttori in outsourcing. Più della metà delle sue entrate arriva dagli Stati Uniti. Inoltre, macchinari e gli elettrodomestici, per i quali i microchip della compagnia sono necessari, hanno rappresentato quasi il 60% delle importazioni dell’Ue da Taiwan solo nello scorso anno.

E la Cina? Solo il 10% delle entrate di Tsmc proviene da Pechino, a causa del divieto, approvato dall’amministrazione Trump, all’utilizzo di Huawei e Smic della tecnologia americana, il cui contributo nei confronti delle attrezzature per la realizzazione di chip è inevitabilmente di un certo peso. Al punto da impedire la produzione a favore dei giganti cinesi da parte di Tsmc, che ha così dovuto spostare la sua capacità verso altre aziende.

Non lo sappiamo, ma siamo circondati dai semiconduttori

Non lo sappiamo perché non ce ne accorgiamo, ma i semiconduttori sono ovunque. Quasi come se fossimo circondati. Sono parte integrante di qualsiasi cosa, dai prodotti di consumo agli aerei militari. Sono fondamentali per l’elettronica, onnipresenti negli smartphone, nei computer portatili, nei televisori di ultima generazione ma anche nelle automobili elettriche e nelle console dei videogames.

Non solo. la compagnia di Taiwan è al lavoro da tempo nella produzione di chip ancora più all’avanguardia (e meno energivori) come quelli a cinque o tre nanometri, indispensabili in futuro, a partire dalla guida autonoma. Non solo. Questi preziosi e sempre più minuti semiconduttori verranno realizzati soprattutto negli Stati Uniti. Tsmc sfrutterà gli incentivi previsti dalla legge approvata questo mese chiamata “Chips and Science Act” (potete leggere il testo integrale qui) per i produttori di chip in America, con l’obiettivo di costruire in Arizona lo stabilimento più grande della compagnia (circa il doppio), con avvio della produzione previsto nel 2024.

Taiwan e la crisi diplomatica tra Cina e Usa

Mica per niente il presidente della Camera Usa Nancy Pelosi, nella sua visita sull’isola ha incontrato il presidente dell’azienda, Mark Liu. Visita che ha generato un acuirsi delle tensioni in Asia orientale. Perché la Cina considera Taiwan, democraticamente autogovernata, parte del suo territorio, e quindi senza il diritto di condurre relazioni estere in modo indipendente.

Pechino si è mossa di conseguenza, vietando alcuni scambi commerciali con Taipei e avviando esercitazioni militari nel mare che circonda il territorio “conteso”. Esercitazioni che hanno costretto il traffico aereo e marittimo a evitare l’area, bloccando, di fatto, le attività di Taiwan e della sua popolazione, in tutto 23 milioni di abitanti.

Cosa accadrebbe allora, se le misure di Pechino in futuro diventassero molto più dure, come un blocco totale o un’invasione cinese? Inevitabilmente si ritornerebbe al fattore Tsmc, azienda fondata a fine anni 80 da Morris Chang, ex ingegnere della Texas Instruments, sede negli Stati Uniti. Com’è evidente, le preoccupazioni maggiori per l’occidente sarebbero la riduzione improvvisa delle forniture dei chip.

Solo Samsung come Tsmc

L’Unione Europea, ma anche Stati Uniti e Cina sono fortemente dipendenti da Taiwan in questo senso, seppur in maniera diversa. Ue e Usa si riforniscono dei chip di Tsmc, la Cina pure, seppur in maniera ridotta (il famoso 10%), non potendo permettersi di rimanere indietro con la tecnologia rispetto all’occidente.

Ma al di là del giro d’affari, nessun’altra azienda porta con sé le competenze di Tsmc, a eccezione di Samsung. Da una parte la compagnia sudcoreana è molto presente anche in altri segmenti di mercato, e quindi produce ed esporta molto meno (l’8% contro il 92% di Taiwan). Dall’altra ha avviato un massiccio piano di investimenti per sfidare Tsmc nella leadership del settore: in tutto 15 miliardi di dollari, a partire dal 2028. 

“Nessun’altra compagnia oggi è in grado di produrre chip a meno di cinque nanometri con la qualità di Tsmc” ha dichiarato al giornale online Politico Hermann Hauser, venture capitalist e fondatore di Acorn Computers.

Il ruolo dell’olandese Asml

C’è di più. Il ruolo cruciale di Tsmc non è passato inosservato in Cina. Nel senso che nello scorso mese di giugno, in un discorso che ha destato scalpore, un importante economista cinese ha apertamente invitato Pechino a “impadronirsi” dell’azienda. Come può quindi l’Ue proteggersi da un simile rischio? In realtà la protezione c’è già. 

Taiwan ha bisogno dell’Europa almeno quanto l’Europa ha bisogno di Taiwan.Per la fornitura delle attrezzature per realizzare i suoi microchip, Tsmc si affida ad altre aziende, diverse americane, prima fra tutte però c’è la società high tech olandese Asml, principale fornitore di macchine per l’industria dei semiconduttori.

In una rarissima intervista con la Cnn, visibile qui, il presidente Liu ha avvertito che l’azienda sarebbe inutilizzabile, se la Cina invadesse l’isola. Inoltre, sempre Hauser ha aggiunto: “Come Europa abbiamo una merce di scambio. Nessuno può produrre chip a meno di 5 nanometri senza gli strumenti prodotti da Asml”.

Verso la deglobalizzazione della produzione di microchip?

Uno scenario dunque improbabile, quello che vedrebbe la Cina impadronirsi della compagnia con la forza. Ma che ha comunque fatto scattare l’allarme in Europa, impegnata nel tentativo di riallocare internamente la produzione di chip nell’ambito della cosiddetta “deglobalizzazione“. Va ricordato in questo senso il piano da 43 miliardi di euro presentato dalla Commissione Ue per attirare i produttori a farlo nel continente.

Jean Marc Chery, ad e presidente Stmicroelectronics, accanto a Giancarlo Giorgetti 

Il ruolo dell’italo-francese Stmicroelectronics

Un progetto non semplice, con tempi molto lunghi nonostante le aziende che stanno investendo nel settore non manchino affatto: Intel (americana) sta investendo 88 miliardi di dollari in Europa e ha scelto la Germania come sito per un nuovo enorme complesso per la produzione di semiconduttori. La italo francese Stmicroelectronics assieme all’americana GlobalFoundries ha annunciato il progetto di una nuova fabbrica di chip, vicino al confine con Svizzera e il nostro paese, sfruttando il piano della Commissione Ue.

In Italia Stm, controllata per il 27,5% da St Holding, a sua volta partecipata al 50% dal Mef, dispone delle importanti sedi di Agrate Brianza e Catania. Per ambedue i siti ha previsto investimenti, l’ultimo annunciato a giugno, che prevede una partnership con Tower Semiconductor per 1,64 miliardi di euro.

Deglobalizzazione anche in Cina?

Lo stesso provvedimento, quello relativo alla deglobalizzazione, è in corso nel paese asiatico, che sta muovendo mirate politiche di sostegno per attirare più capitali privati possibili. Pechino è consapevole del fatto che ha più bisogno di Taiwan che del contrario, quando si tratta di semiconduttori. Perché come detto non può restare indietro rispetto all’Occidente quando si tratta di tecnologia.

La crescita del Dragone passa anche e soprattutto attraverso le infrastrutture cloud, i veicoli elettrici e le nuove generazioni di impianti industriali, tutti che richiedono chip Tsmc. In Cina i giganti del settore sono due: Smic e Sua Hong Semiconductor, considerati però di terzo livello e incentrati su tecnologie più vecchie e tradizionali per le quali esiste un ampio mercato nella Cina continentale.

“Strategicamente, Taiwan è la fonderia di tutti”

Cina, Stati Uniti ed Europa non possono fare a meno di Taiwan. Ma Taiwan non può fare a meno dell’Europa. Gli affari sono affari. Tuttavia, da un report degli analisti di Bernstein, per diversificare la base di clienti e ridurre il rischio, Tsmc si sforzerà di rimanere neutrale nella competizione tra Usa e Cina. È importante ricordare in questo senso che esistono due fabbriche in Cina, a Shanghai e a Nanchino. Un impianto è già presente negli Stati Uniti, a Camas, nello stato di Washington, un altro è operativo a Singapore.

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