La risposta è sì, ma solo se si combina la tecnologia all’umanesimo. E, neanche a dirlo, agli investimenti. Se ne è parlato all’inaugurazione di Tech.Emotion, una due giorni a Milano, al Talent Garden Calabiana,  per parlare di progetti e modelli di business che esemplificano l’eccellenza dell’innovazione in diversi ambiti. L’obbiettivo dell’incontro è parlare di azioni, best practice e novità legate al cambiamento del presente e del futuro abilitato dall’unione di tecnologia e umanesimo.

La città (e il paese) dell’innovazione 

Immersi nella transizione ecologica e digitale, le sfide all’orizzonte sono molte. Ma prima di tutto “dobbiamo liberarci dalle paure che ci bloccano anche sul campo dell’innovazione”, ha spiegato il sindaco di Milano Beppe Sala, collegato durante l’apertura dei lavori. Parlando del modello Milano, dove secondo il primo cittadino, si riesce a fare sistema, quello che si riscontra nel paese è ancora una fatica a ingranare da questo punto di vista. “Perché non si riesce? Occorre coniugare l’immediato col lungo termine. L’innovazione non è solo tecnologia, ma è un’attitudine, un modo di essere”, ha aggiunto Sala.

Guardando all’ecosistema italiano – dove Milano sicuramente rappresenta un polo in diverse sfumature del tech – i numeri sono ancora indietro rispetto ai vicini europei, come Francia, Spagna o Germania. “Penso che gli unicorni sia una metrica sbagliata per misurare la fiducia di un sistema. Conta quello che viene investito. Negli scorsi anni, mentre il sistema del venture capital cresceva, l’Italia era un po’ indietro. Ma era un’Italia che continuava a generare startup: oggi se ne contano 14mila, di cui 2mila nate durante la fase pandemica”, fa notare Enrico Resmini, Ceo and General Manager di Cdp Venture Capital Sgr.

“Di recente c’è stato un po’ di coraggio che è arrivato dagli investitori – anche internazionali – che si sono affacciati al mercato italiano. Si è creato – grazie anche i fondi del governo e di Cdp – un mercato dell’innovazione che ha superato il miliardo”, aggiunge Resmini. Tuttavia, l’ecosistema si sta ancora sviluppando. “Il mondo deve iniziare a guardare all’Italia come alla frontiera delle nuove aziende del futuro“. Ma cosa manca ancora? “Occorre trovare capitali per finanziarie fondi di venture capital. Non solo: servono gestori, servono acceleratori d’impresa, serve investire sul trasferimento tecnologico”, aggiunge Resmini.

Come cambia il business 

Se è vero che il mercato delle startup e dell’innovazione ha un forte impatto economico, anche in azienda la transizione digitale accelera il cambiamento. “Stiamo entrando davvero in una nuova era anche dal punto di vista macroeconomico. Le filiere si devono ridisegnare e l’innovazione tecnologica è parte integrante del business dell’impresa”, sostiene Philipp Hildebrand, vicepresidente di Blackrock, durante una tavola rotonda dedicata proprio ai nuovi modelli di business. “La tecnologia in questo processo è un abilitatore: bisogna utilizzarla per rivedere il modo di fare le cose per essere più veloci ed efficienti”, fa eco Silvia Candiani, Ceo di Microsoft.

“Dobbiamo passare dal massimo dell’efficienza al mantra della resilienza. Tutti questi sforzi e sfide del presente richiedono trilioni e trilioni di investimenti. Al contempo, occorre diversificare gli investimenti”, continua Hildebrand. “Ad oggi, però, questi investimenti non possono essere coperti dai contribuenti e dal settore pubblico. Bisogna poter contare su ingenti investimenti di capitale privato e, quindi, pensare a modi innovativi di usare i soldi pubblici per mobilizzare i capitali privati”. Il tema della sinergia pubblico-privato è cruciale anche secondo Nicola Lanzetta, direttore Italia di Enel, che porta esempi concreti di cosa sta facendo l’azienda, che proprio nel 2022 celebra 60 anni di attività.

Sbloccare il potenziale 

Se è dunque chiaro che serve sinergia, serve un sistema che unisca i punti e che l’Italia è sulla buona strada, dall’altro lato è ancora evidente la presenza di ostacoli che bloccano molto potenziale inespresso. Andrea Guerra, Senior Advisor LVMH e  Corrado Passera, Founder and CEO di illimity si sono confrontati su questo tema in un altro panel. Per il domani, curiosità, apertura, imprenditorialità, voglia di partnership sono gli ingredienti fondamentali concordano entrambi. In particolare modo, emerge, l’istruzione e la burocrazia sono i nodi da sciogliere per oliare il sistema e consentire al nostro paese di spiccare il volo.

Ma anche la volontà di cambiare le cose: “Solo dieci anni fa non si poteva fare una startup. Ma in quel momento ci siamo messi, ci siamo guardati intorno e abbiamo fatto una delle leggi migliori del mondo. I problemi vanno affrontati, ma occorre visione, capire la direzione del mondo, gestire il cambiamento“, ricorda Passera. E, come ricordato in apertura dei lavori, lo stesso cambiamento spesso genera paura anche di compiere errori. “L’imprenditore non deve avere paura di provare: la differenza fra Stati Uniti e Italia sta proprio qui. In America non c’è nessun problema nell’ammettere di aver investito in una realtà che è fallita, mentre da noi ci si vergogna”, spiega in un talk Angelo Moratti, Founder, Chairman and Anchor Investor, Milano Investment Partners Sgr.

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