Sette miliardi di investimenti per ammodernare la rete Tim. È questa, secondo quanto confermano fonti a Dealflower, la cifra che il fondo americano Kkr sarebbe disposto a mettere sul piatto per chiudere la partita sulla società italiana di tlc. Una somma che si andrebbe ad aggiungere ai 20 miliardi indicati nell’offerta avanzata nelle scorse settimane, portando il computo complessivo a 27 miliardi di euro.

Tenendo conto di queste cifre, se ne deduce che il fondo valuterebbe FiberCop tra i 10 e i 12 miliardi,  Sparkle 1,25 miliardi e, di conseguenza, la rete primaria 6,7 miliardi.

La proposta di Kkr verrà analizzata dalla società guidata da Pietro Labriola il 24 febbraio quando è stato convocato un Cda ad hoc. Mentre la prossima settimana e precisamente il 14 febbraio, il board si riunirà per approvare i conti del 2022.

Le mosse di Cdp su Tim

Intanto, come anticipato da Dealflower, la Cassa procede spedita sulla sua strada ed è alle battute finali per la realizzazione della sua offerta che, secondo indiscrezioni di stampa, dovrebbe vedere anche la presenza di Macquaire (azionista con il 40% di Open Fiber, tramite Fibre Networks Holdings ).  L’entità della proposta della Cassa non dovrebbe discostarsi molto da quella avanzata da Kkr e quindi potrebbe aggirarsi sui 20 miliardi.

Nello schema che l’ad Dario Scannapieco sta affinando, Cdp e Macquaire dovrebbero costituire una società ad hoc e subito dopo ci dovrebbe essere una fusione per incorporazione di Open Fiber.

Una data chiave è quella del 23 febbraio quando la Cassa riunirà un Cda straordinario in cui dovrà deliberare anche sul risanamento di Ansaldo Energia. Non si esclude che ci possa essere una riunione straordinaria anche prima di quella data (che cadrebbe il giorno pima del Cda di Tim) così da poter dare tempo a sufficienza a Labriola e al suo management di analizzare entrambe le offerte.

Vivendi

Al netto di eventuali cambiamenti, c’è da registrare che sia l’offerta di Kkr sia quella di Cdp-Macquaire sono ancora distanti dai desiderata di Vivendi (primo socio di Tim con il 23,75% del capitale) che invece valuta la rete 31 miliardi. Nonostante i francesi non abbiano rappresentanti nel Cda (anche dopo le dimissioni di Arnaud de Puyfontaine), potrebbero sempre bocciare le offerte. A quel punto si ricomincerebbe da capo.

Il governo ribadisce: rete a controllo pubblico

L’esecutivo dal canto suo continua a rimarcare la propria volontà di avere una rete a controllo pubblico.

L’eventuale offerta Cdp “sarà considerata, ovviamente, da chi deve farlo: dall’azienda ovviamente prima di tutto, con le stesse modalità” di Kkr, “per quanto ci riguarda come Governo. Noi abbiamo sempre detto insieme agli altri ministri competenti, che la volontà del Governo è quella di realizzare una rete nazionale che raggiunga l’ultimo straordinario borgo del nostro Paese consentendo quella competitività e connettività che imprese e famiglie italiane meritano: una rete a controllo pubblico“, ha detto oggi il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

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