Non si cambia rotta. Gli azionisti di Tim si esprimono a favore di un nuovo mandato per l’amministratore delegato Pietro Labriola. Rilanciare il gruppo attraverso la vendita della rete al fondo americano Kkr. Questo era l’obiettivo e tale rimane. La lista di maggioranza, con il 48,97% dei voti, è quella presentata dal Cda uscente che indicava Labriola come Ceo: i posti ottenuti nel nuovo consiglio sono sei su nove. Alberta Figari, indicata come presidente, Giovanni Gorno Tempini presidente di Cdp, Paola Camagni, Federico Ferro Luzzi e Domitilla Benigni sono gli altri nomi tratti dalla lista del board uscente.

Le liste presentate dagli investitori attivisti Merlyn Partners e Bluebell Capital Partners che hanno sfidato Labriola, titolari ciascuno dello 0,5% di Tim, hanno ottenuto rispettivamente il 2,38% e l’1,01% dei voti, i posti in consiglio complessivi sono tre. Nel dettaglio, dalla lista Merlyn Partners sono stati nominati Umberto Paolucci e Stefano Siragusa, mentre da quella di Bluebell è stata eletta Paola Giannotti De Ponti.

Entrambi hanno messo in discussione la bontà dell’operazione con Kkr, del valore di 22 miliardi di euro. Mossa probabilmente ispirata dal tentativo di conquistare l’appoggio di Vivendi, principale azionista Tim, contraria alla vendita della rete perché ritiene occorra un prezzo più alto per l’asset più prezioso del gruppo telefonico. Con la sua quota del 24%, il gigante francese dei media rappresentava il principale ostacolo alla riconferma di Labriola, ma ha scelto di astenersi e di non votare, aprendo la strada alla riconferma dell’amministratore delegato.

Anche Vivendi non cambia: “Continueremo ad opporci”

“Come già negli ultimi due anni, dopo la giornata di oggi lavoreremo con ancora maggior determinazione, a vantaggio di tutti i soci che con grande senso di responsabilità direttamente o indirettamente hanno permesso di garantire la continuità”, ha dichiarato Labriola, che conferma di finalizzare la vendita quest’estate, previa approvazione da parte dell’Unione europea.

L’assemblea di Tim, che ha approvato il bilancio, ha invece bocciato la relazione sulla politica di remunerazione sul 2024 e sui compensi corrisposti nel 2023, delibera quest’ultima non vincolante. Vivendi ha tuttavia espresso la propria frustrazione per il modo in cui Tim è gestita e continuerà a opporsi all’accordo con Kkr in tribunale. Il gruppo francese, che ha investito per la prima volta in Tim nel 2015, ha lasciato il Cda della società lo scorso anno dopo una serie di colloqui infruttuosi con il governo sul futuro di un gruppo i cui asset sono considerati strategici.

La società quotata a Parigi ha ripetutamente svalutato il valore della sua partecipazione in Tim, registrando una perdita del 75% sull’investimento iniziale di 4 miliardi di euro. Labriola, sotto pressione dopo il clamoroso crollo del titolo lo scorso 7 marzo (vi raccontiamo tutto qui), ha difeso il suo piano di vendita della rete ritenendolo come l’unica strada possibile per rilanciare la società senza il peso del debito.

Reazione del mercato

Buona seduta quella di Tim, che chiude con un guadagno attorno al +2,3%, toccando un massimo di 0,2375 euro ad azione, prima di ritracciare ricollocandosi in area 0,229. Il titolo resta in lateralità e non riesce a superare quota 0,24, che rimane il livello record dal 7 marzo a oggi.

Grf Tim by Borsa Italiana

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