Il settore del turismo è stato tra i più colpiti dalla pandemia, con forti ripercussioni sull’intera value chain: nel 2020 in Italia è stato registrato un calo del 60% dei visitatori rispetto al 2019, con circa 70 milioni di visitatori in meno, per una perdita complessiva di 95 miliardi di euro. Nel dettaglio, i visitatori internazionali sono diminuiti del -71%, mentre quelli domestici sono calati del -46%. Dati da cui non è facile ripartire, fa notare Deloitte con il suo Hospitality Think Tank, analizzando le sfide e le opportunità di trasformazione nell’ecosistema del settore.

La salita, infatti, è ancora molto difficile: anche per questo, il ministro Massimo Garavaglia vuole portare in parlamento, entro settembre, un pacchetto di misure a sostegno del settore, che nel 2020 ha perso oltre la metà del prorio fatturato. Insieme al Ministro è stato appena nominato il nuovo amministratore delegato dell’Enit Giuseppe Albeggiani che, come ha già illustrato, intende puntare molto sul digitale per la ripresa.

Una ripresa che, quindi, stenta a decollare. In effetti, guardando ai primi dati del 2021 – quando ancora la campagna vaccinale non viaggiava ai ritmi attuali e non c’era un nuovo aumento di casi dovuti alla variante delta – la situazione non è ancora particolarmente migliorata: rispetto a febbraio 2020, quando ancora era consentito viaggiare, le spese dei viaggiatori stranieri in Italia sono diminuite del -79% (357 milioni di euro), mentre la spesa degli italiani all’estero è calata del -69,5% (430 milioni di euro), sottolinea Deloitte.

Al momento, quindi, si possono formulare varie ipotesi su quando avrà luogo l’effettiva ripresa del settore, con un ritorno a valori comparabili al 2019, ma è verosimile che per il mercato domestico la svolta non avverrà prima del 2023, mentre si parla del 2024 per il mercato internazionale. Una timeline con cui concorda anche il Rapporto 2021 sul mercato immobiliare alberghiero, presentato durante l’Hospitality Forum 2021 organizzato da Castello Sgr e Scenari Immobiliari. A livello europeo, si legge, nel 2020 il mercato ha toccato il minimo del secolo con dodici miliardi di euro transati (meno 68 per cento sull’anno precedente). Guardando i deal, invece, si nota una progressiva diminuzione del numero dei deal rispetto al 2019 a fronte di un aumento del valore delle operazioni.

Tuttavia, la ripresa innescata da inizio anno dovrebbe portare gli scambi a 19 miliardi di euro a fine anno, seppur il nuovo aumento dei contagi da variante delta potrebbe rappresentare un ulteriore freno. In questo contesto, poi, non va dimenticato che il turismo pesa per il 13% sul nostro Pil. Anche per questo si sta cercando di implementare il fondo nazionale del turismo che vale oggi 150 milioni. Questo anche cercando di intervenire anche con altre forme di finanziamento. Si sta studiando la possibilità di mobilitare, con le risorse del Pnrr destinate al mondo del turismo, il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese per concedere garanzie sui finanziamenti erogati alle imprese del settore turistico. Non solo, nel governo si fa strada anche l’ipotesi di un fondo – tramite le risorse del Pnnr – dedicato al turismo sostenibile.

Vaccini e varianti

Se è quindi chiaro che la ripresa non sarà immediata, il mercato è pronto a ripartire – o almeno lo sembrava prima degli ultimi sviluppi sull’andamento dei contagi – anche in virtù di un rinnovato ottimismo della domanda, a meno di ulteriori restrizioni in vista. Lo scorso aprile, Booking.com – la piattaforma attiva nel settore dei viaggi –  ha pubblicato un sondaggi su oltre 28mila viaggiatori in oltre 28 paesi, secondo cui due terzi dei viaggiatori globali (66%) e sette italiani su dieci (72%) pensano di avere più speranze di viaggiare nel 2021 a causa dell’impegno costante della comunità scientifica e medica e del lancio dei vaccini per il Covid-19. Lo stesso numero di viaggiatori globali (66%) afferma che non aver potuto viaggiare molto nel 2020 li ha resi ancora più desiderosi di farlo nel 2021. Questa percentuale sale al 70% per gli italiani.

In base agli ultimi dati pubblicati da Airbnb, è emerso come l’attività di ricerca dei viaggiatori europei per un soggiorno si sia intensificata dal mese di maggio, con belgi, tedeschi e francesi pronti a fare le valigie per una vacanza in Europa e in Italia. Il settore dei viaggi in Europa ha mostrato forti segnali di ripresa anche grazie agli annunci dell’Unione Europea in merito ai progressi sui certificati di viaggio per la pandemia di Covid-19, necessari per facilitare gli spostamenti tra i paesi. Tuttavia tutti questi dati – e il rinnovato ottimismo verso le partenze – sono in balia della variante delta che ha sicuramente spaventato il mercato.

Nelle ultime settimane, sono infatti crollate le prenotazioni per le vacanze dopo l’avvertimento della Farnesina sui viaggi all’estero e di fronte al rischio di una nuova stretta per frenare l’impennata dei contagi nel nostro paese. Secondo le stime della Fiavet, la Federazione italiana associazioni imprese viaggio e turismo, nell’ultima settimana si è registrato un calo del 50% delle richieste di prenotazione sia per l’estero che per l’Italia. Va comunque notato che il numero di italiani che avevano deciso di fare le vacanze oltre confine era già esiguo, rispetto al periodo pre-pandemia: si tratta, sempre secondo i dati della Federazione, del 15% delle prenotazioni. Ma ora si è innescata una brusca frenata delle richieste, accompagnata da un’ondata di cancellazioni, sia per le mete interne che per quelle al di fuori dei confini nazionali.

Fra digitale e sostenibilità

Se è vero che per il 64% delle persone viaggiare è più importante ora rispetto a prima della pandemia, secondo Booking.com, ci sono altri trend che disegneranno il turismo del futuro. Una nuova ricerca pubblicata dall’azienda, con informazioni raccolte da oltre 29mila viaggiatori in 30 Paesi, suggerisce che la pandemia è stata il punto di svolta che ha portato le persone a impegnarsi concretamente a viaggiare in modo più sostenibile, e che l’81% dei viaggiatori italiani pensa che le persone debbano agire ora per preservare il pianeta per le generazioni future. Secondo i risultati, i viaggiatori vogliono impegnarsi a favore della sostenibilità sia a livello quotidiano che nei viaggi futuri. L’89% dei viaggiatori italiani intende anche ridurre l’impronta ecologica tramite i rifiuti. Ma anche la sicurezza è un punto chiave per la ripresa del settore: garantire la sicurezza e la fiducia dei viaggiatori è una priorità per le strutture partner, e oltre la metà (52%) afferma che introdurre un test Covid-19 negativo come requisito per viaggiare contribuirà a far accelerare la ripresa del settore.

Tuttavia, l’emergenza Covid- 19 ha messo in evidenza l’importanza e il ruolo fondamentale della tecnologia digitale nel supportare le imprese del settore non solo nella fase emergenziale, ma anche in quella della ripresa e della “nuova normalità”. È oramai imprescindibile rivedere e costruire una relazione con il cliente/viaggiatore che non sia solo fisica ma anche digitale. Un’attenzione verso il digitale è evidente anche dalle operazioni. Si pensi a Portale Sardegna, online travel agency quotata su AIM Italia che, in partnership con Welcome Travel Group, società controllata da Alpitour e Costa Crociere, ha di recente integrato Welcome to Italy sul portale lastminute.com. con l’obiettivo di ampliare, attraverso una piattaforma digitalmente evoluta, i servizi rivolti ad un target di clientela evoluto ed esigente. Anche Google è sceso in campo a fianco del settore in modo da poter implementare le potenzialità del digitale. In particolare, offre tre strumenti, due dei quali gratuiti, per aiutare hotel, alberghi, strutture ricettive a farsi trovare, più facilmente, da quei prospetti interessanti a specifiche località e alle sue opportunità di alloggio: si tratta di Google My Business, Google Hotels insights, Google Hotel Ads. Una risorsa utile, se si pensa che secondo il Politecnico di Milano, il 67% dell’utenza italiana effettua una ricerca online prima di prenotare una vacanza.

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