Con un giro d’affari che tocca i 5 miliardi, Aim Italia, il listino dedicato alle Pmi a più alta crescita, dopo un 2020 all’insegna della resilienza, si avvia verso la fine del 2021 in crescita.  Tra il 2016 e il 2021, infatti, aumenta l’efficienza del mercato espressa secondo le principali variabili di misurazione, ovvero dimensioni, governance, liquidità, coverage. “Nel dettaglio, aumenta la dimensione del mercato AIM Italia: in termini di numero di società +92% e in termini di  capitalizzazione a 178%. Consideriamo che in 11 anni di mercato sono approdati a AIM più di 200 società. Per cui, l’AIM si qualifica come uno strumento di finanza alternativa di qualità per le pmi in crescite. Due driver hanno spinto il mercato: i peer e il credito d’imposta sui costi di quotazione“, spiega a Dealflower Anna Lambiase, Ceo & Founder di IR Top Consulting (nella foto), commentando le principali evidenze dell’ultimo Osservatorio Aim.

Resilienza al Covid 

L’Aim regge il colpo della pandemia: a fine 2020, come anticipati, il giro d’affari complessivo del mercato è pari a 4,9 miliardi di euro al 31 dicembre 2020 (4,98 miliardi nel 2019). “Nel 2020 i ricavi medi, nonostante il Covid, sono cresciuti del +3%. È importante il fatto che il 65% delle società ha un risultato netto positivo. Un anno che non è stato totalmente negativo, anche se non per tutti i settori. Alcuni, infatti, sono retrocessi in termini di fatturato come i servizi e l’alimentare”, continua Lambiase. La crescita dei ricavi ha interessato il 48% delle società, evidenziando nell’11% dei casi un tasso di crescita superiore al 50%. L’82% delle società presenta ricavi inferiori a 50 milioni di euro, mentre il 5% superiori a 100 milioni di euro.

Il 49% delle società ha registrato una crescita in termini di Ebitda nel 2020: sono 29 le società che hanno distribuito dividendi nel 2021, per un ammontare complessivo di 53,5 milioni di euro (68,7 milioni di euro nel 2020) e un dividend yield medio pari al 2,1% (2,8% nel 2020). “Oggi il mercato vede una capitalizzazione di 8 miliardi con 148 società quotate”, sottolinea Lambiase secondo cui “La quotazione crea occupazione in termini medi del +14%”. Allo scadere dell’anno della pandemia, infatti, le società AIM hanno 19.600 dipendenti con un +62% di crescita del numero delle risorse impiegate dalla data di IPO.

Trend e settori 

“In questi anni c’è stata una crescita nei settori: si è passati da 7 a 11 settori. Entrano le telecomunicazioni, la moda e il lusso, che non c’erano 5 anni. Il settore più importante resta la tecnologia, che passa 14% nel 2016 al 23% nel 2021, che appresenta cioè un quarto del mercato”, continua Lambiase. In termini di occupazione, sottolinea l’osservatorio, i settori che occupano, in media, maggior numero di risorse sono Industria (28%), Tecnologia (22%), Servizi (14%), Moda e Lusso (8%). Anche a livello geografico si registra un’eterogeneità: “Negli ultimi 5 anni si sono affacciate 14 regioni su questo mercato, che è comunque dominato dalla Lombardia con il 38% di società quotate”.
Anche a livello di investimenti si notano nuove tendenze: “Ad oggi gli investitori arrivano principalmente dalla Svizzera, poi dal Regno Unito e Francia”, spiega Lambiase. Nel dettaglio, nell’azionariato delle società AIM Italia sono presenti 107 Investitori Istituzionali, di cui 18 italiani (17%) e 89 esteri (83%). L’investimento complessivo è pari a 686 milioni di euro, che corrisponde a circa il 9% della capitalizzazione del mercato. Gli investitori italiani detengono un investimento pari a 280 milioni di euro (41% del totale), gli esteri un investimento pari a 406 milioni di euro (59%). L’analisi degli investitori per Parent Company mostra che i primi tre investitori su AIM sono First Capital (64,5 milioni di euro investiti), Azimut Holding (63,8 milioni) e Banca Mediolanum (59,9 milioni).

Orizzonte ripartenza

Al 12 luglio 2021, “le società quotate sono 148, con un giro d’affari dell’esercizio 2020 che è stato pari a 4,9 miliardi di euro, e una capitalizzazione pari a circa 8,1 miliardi di euro. Si noti che la raccolta da IPO è superiore a 4,4 miliardi di euro“, prosegue Lambiase.  Secondo le analisi dell’Osservatorio AIM, nei primi sei mesi del 2021 il mercato ha registrato 13 nuove quotazioni, di cui 2 IPO quotate sul Segmento Professionale e 1 SPAC. Le ammissioni risultano in crescita rispetto allo stesso periodo del 2020 che registrava 3 IPO. Il trend positivo si conferma anche confrontando il dato 2021 con il relativo periodo del 2019 (pre Covid-19) quando le ammissioni sono state 11.

I collocamenti del 2021 si sono realizzati principalmente nei mesi di maggio e giugno, contando 7 nuove società, e si sono concentrate su 4 settori: la Tecnologia è al primo posto con 5 IPO (38%), seguono Servizi (3 società, 23%), Finanza (3 società, 23%), Energia ed Energie Rinnovabili (2 società, 15%).  Ma il dinamismo della ripartenza emerge anche dalle operazioni: tra il 2020 e la prima metà del 2021, 80 società (pari al 56%) hanno effettuato almeno un’operazione straordinaria (acquisizioni, fusioni, cessioni, JV, acquisizioni/affitto di rami aziendali, reverse takeover, OPA)
per un totale di 176 operazioni (110 nel 2020 e 66 nel 2021). Complessivamente hanno registrato un controvalore di 569 milioni di euro, di cui 228 milioni di euro nel 2020 e 341 milioni di euro nel 2021. 

Mantra sostenibilità 

Ripartire significa anche integrare nel business nuovi criteri, come gli Esg. 18 società AIM, pari a circa il 13% del mercato AIM, hanno pubblicato il report/bilancio di sostenibilità nel 2021 relativamente all’anno fiscale 2020 (9% nel 2020 relativamente all’anno fiscale 2019). Quindi, “nel 2020 si è registrato +38% sul 2019. Sta crescendo molto la rendicontazione, l’integrazione degli aspetti Esg, del reporting e della disclosure. Questo è un dato interessante se si considera che queste aziende non sono obbligate a farlo“, sottolinea Lambiase. “È una risposta a una domanda degli investitori: le aziende si stanno adeguando al reporting su queste tematiche“. In effetti, proprio fra i suggerimenti dell’osservatorio per lo sviluppo del mercato AIM c’è quello incentivi al reporting di sostenibilità ai fini della rendicontazione Esg agli investitori Sme.

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