È un pigro pomeriggio di un venerdì di gennaio. Non è un venerdì qualsiasi, non solo perché è uno degli ultimi giorni di “vacanza” natalizia prima della ripartenza il lunedì ma anche perché su Twitter c’è l’hashtag #unicredit come trending topic (cioè uno degli hashtag usati più frequentemente nelle ultime 24 ore).

Cerco di capire il perché e mi trovo davanti a un vero e proprio scivolone della seconda banca del Paese verso un tema sul quale il popolo del web è particolarmente sensibile, le criptovalute.

Tutto ha inizio il 7 gennaio con il sondaggio di un utente, The Crypto Gateway, che si occupa di tematiche legate alle monete digitali.

 

 

Tra i vari commenti spunta anche uno screenshot di una conversazione tra un’utente e un referente di Buddybank, il conto corrente online di Unicredit, che sconsiglia di effettuare pagamenti verso exchange di criptovalute con il conto della banca, vista anche la possibilità di arrivare alla chiusura del conto corrente. Alla richiesta di conferma da parte di un cliente – o apparentemente tale – la banca pensa bene di rispondere così:

 

Non deve passare molto tempo prima che si scateni una bufera sulla banca di piazza Gae Aulenti, con malauguri di ogni tipo e invocazioni alla morte o al fallimento di tutte le banche.

Delle opinioni dei leoni da tastiera ci interessa poco, ciò che andrebbe valutato è il rapporto tra una banca, il rappresentante per eccellenza della finanza tradizionale, con il mondo digitale. In questo caso Unicredit, con una tale risposta, ha dimostrato quanto la relazione tra i due mondi possa essere distante e tale distanza incolmabile se davvero una banca così grande e importante può addirittura chiudere il conto a chi volesse utilizzare i propri soldi con controparti che agiscono nella piena legalità.

Ciò che è peggio è che il punto non è nemmeno questo: di fatto nelle policy del gruppo non si fa alcun accenno ad azioni drastiche come la chiusura del conto ma neanche al divieto per i clienti di relazionarsi con emittenti di valute virtuali o piattaforme di compravendita. Nelle FAQ dedicate agli investimenti in crypto, viene solo detto che “UniCredit attualmente non effettua alcuna attività di investimento in criptovalute (valute virtuali) né per conto dei propri clienti, né per conto proprio. UniCredit offre consulenza e propone diversi prodotti e servizi di investimento basandosi sulle caratteristiche di ciascun cliente”.

Perché quindi prendere una posizione così radicale quando ancora non si hanno le idee chiare? La buccia di banana per Unicredit sembra dunque essere puramente comunicativa. E nonostante siano passati diversi giorni dalla banca non è ancora arrivato alcun chiarimento, nemmeno su Twitter. Un segno di quanto spesso si sottovaluti ciò che accade online, sia dal punto di vista dell’importanza di certi temi di dibattito e confronto, come le criptovalute, sia da quello della reputazione, che una volta rovinata sul web rischia di avere effetti anche nella vita analogica.

 

Aggiornamento

In mattinata, Unicredit con un tweet dall’account ufficiale ha chiarito la sua posizione specificando, come si legge, di non inibire ai suoi clienti transazioni di compravendita di valute digitali.

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