Il debito di famiglie e imprese in Italia ammonta a 1.986 miliardi di euro, che corrisponde a 1,2 volte il Pil italiano del 2020. Il dato arriva da un’indagine sul ruolo del settore della tutela del credito per l’inclusione finanziaria in Italia, condotto da The European House – Ambrosetti e presentata durante il convegno annuale Unirec, Unione Nazionale Imprese a Tutela del Credito, di cui Dealflower è media partner.  Ciò avviene, spiega lo studio, a fronte di una scarsa educazione finanziaria della popolazione adulta in Italia che si posiziona al penultimo posto nella classifica dei Paesi Ocse per alfabetizzazione finanziaria. Più in particolare, fino all’8,2% delle famiglie italiane non ha un rapporto bancario rispetto al dato medio del 3,4% dell’Eurozona.

Una situazione su cui però pesa anche il contesto pandemico: 4 Italiani su 10 hanno visto un peggioramento della propria posizione debitoria proprio a causa del Covid-19. La pandemia ha accentuato la scarsità di disponibilità finanziarie degli italiani con la previsione di un ricorso crescente al debito e un incremento stimato dei volumi del debito delle famiglie pari all’8,1% e del 21,3% per le imprese entro il 2023. Sull’aumento delle fragilità economiche degli italiani ha gravato la crisi economica ingenerata dalla pandemia che ha determinato l’esplosione del debito con un rapporto debito/PIL del 159%, la perdita di oltre 400.000 posti di lavoro e il record storico di individui in povertà assoluta pari al 9,4% della popolazione.

L’impatto nel ciclo debito-credito 

Le aziende della tutela del credito sono parte integrante del ciclo credito-debito e generano benefici economici e occupazionali lungo le filiere collegate. Questo avviene agendo da effetto moltiplicatore sulle attività delle stesse con un contributo significativo all’economia del Sistema-Paese e al mercato del lavoro. Più in particolare, la ricerca ha evidenziato come per ogni euro di fatturato delle aziende della tutela del credito se ne generino 1,41 addizionali nell’intera economia (per un impatto totale di 3.854 milioni di euro) e ogni 2 occupati delle aziende della tutela del credito sostengono 1 occupato addizionale nel mondo del lavoro.

Più nel dettaglio, partendo dalla ricostruzione della filiere attivate dalle aziende della tutela del credito (provider tecnologici, operatori telefonici e di messaggistica, operatori delle aste immobiliari, investitori in portafogli di crediti deteriorati, aziende di informazioni commerciali, settore della compliance e del rischio, settore della sicurezza, agenzie immobiliari, studi di avvocatura), è possibile quantificare l’effetto moltiplicatore delle attività della filiera, ovvero l’impatto o indiretto, derivante dall’attivazione delle filiere di fornitura e subfornitura (acquisti di beni e servizi) nazionali da parte delle aziende della tutela del credito in Italia o indotto, derivante dai consumi generati dai dipendenti delle Aziende di Tutela del Credito e delle filiere di fornitura e subfornitura grazie alle retribuzioni erogate.

Dall’analisi emerge, inoltre, come le aziende della tutela del credito contribuiscano al miglioramento dell’equilibrio economico-finanziario dei propri clienti i quali, grazie ai crediti recuperati, ogni anno riescono a tutelare 129.700 posti di lavoro nell’ottica del circolo virtuoso dell’economia. Più nel dettaglio, le famiglie italiane possono accedere a nuovo debito abilitando nuovo consumo per circa 9.500 euro. Infine, secondo i risultati della survey nel 2020 il servizio ha permesso di recuperare il 44,6% di crediti non riscossi delle società rispondenti alla survey in aumento rispetto al 39,1% del 2019.

I commenti 

“Nel contesto di new normal le aziende di Tutela del Credito aderenti a UNIREC intendono offrire il loro contributo per la ripresa economica e per diffondere la cultura dell’inclusione finanziaria ponendosi come attori attivi di cambiamento per una gestione del credito innovativa e al passo con il futuro del Paese”, ha commentato Francesco Vovk, Presidente di Unirec.

“Attraverso il servizio offerto dalle aziende del settore, i cittadini possono supportare i propri consumi grazie all’accesso a nuove fonti di finanziamento e al risparmio di costi abilitato rispetto alle vie giudiziarie.” ha commentato Lorenzo Tavazzi, Partner e Responsabile Scenari e Intelligence, The European House – Ambrosetti.

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